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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Kant in italiano

(Giuseppe Landolfi Petrone)

La storia della prima irradiazione di Kant in Italia è segnata dal pregiudiziale rifiuto di chi non ne conosceva i testi, e dalla tenacia a volte spregiudicata di chi volle attirare l’attenzione proprio sui testi del filosofo tedesco, la cui eco in Italia si era diffusa dalla Francia.

Si trattava di un’eco confusa, come spesso accade, talvolta indistinta, in ogni caso non sufficiente a chiarire le idee ai primi interpreti italiani, che ben presto si trovarono di fronte alla messa al bando della traduzione della Critica della ragione pura.

È in questo clima che il celebre e apprezzato filosofo di ispirazione lockiana, Francesco Soave, pubblica nel 1803 la prima esposizione di Kant in italiano, e può confutarne le teorie senza avere letto le opere del filosofo e basandosi soltanto sul più famoso libro del francese Charles Villiers, apparso nel 1801. Ancora nel 1843 Alfonso Testa, filosofo piacentino a cui si deve il primo commento alla Critica della ragione pura, dichiara di non aver letto l’originale tedesco, ma di avere basato la sua esplorazione sulla versione francese.

Accanto a questi primi critici, cui si affiancarono e seguirono molti altri contestatori della filosofia critica, operarono nei primi anni dell’Ottocento degli oscuri traduttori, talvolta neanche filosofi, che cercarono di sopperire alla mancata conoscenza delle opere kantiane. A un pittore tedesco trasferitosi a Milano si devono le primissime traduzioni italiane di scritti non apparsi in francese, fra cui spiccano le lezioni sulla Geografia fisica. Fu un medico italiano, che per anni aveva lavorato nell’esercito austriaco, ad assumersi il difficile compito di tradurre il capolavoro di Kant, considerato in Francia pressoché intraducibile.

I primi traduttori italiani aprirono una preziosa strada proprio nel momento in cui era ancora debole la curiosità per le filosofie europee, che anzi in Italia venivano particolarmente contestate in nome di una presunta tradizione di pensiero italico. A questi traduttori, spesso privi di metodo e sprovvisti degli strumenti adeguati, è rivolta l’attenzione di questo sito, che ne ripropone l’opera e l’attività, e nello stesso tempo cerca di scrivere un capitolo della storia delle traduzioni filosofiche in italiano.

L’elenco delle traduzioni italiane dell’Ottocento mette in luce alcune caratteristiche fondamentali:

1. le prime traduzioni italiane sono in buona misura libere dall’influenza francese, che è invece forte sul terreno della letteratura critica dell’epoca;

2. le prime traduzioni italiane riguardano testi e frammenti rientranti nell’ambito della filosofia pratica kantiana (antropologia, filosofia morale, diritto, psicologia);

3. le prime traduzioni di Kant in Italia non provengono dall’ambiente accademico e filosofico in senso stretto, e ciò ha un particolare rilievo per la storia della fortuna di uno dei filosofi giudicati tra i più astratti mai esistiti. 

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