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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Un’antica questione

Il rapporto tra Kant e Leopardi è una ricorrente preoccupazione storiografica che rientra in un particolare filone di studio sulla fortuna degli autori che si potrebbe chiamare influenza per fama. Questo filone si fonda su due criteri base:

  1. due grandi nomi non possono ignorarsi
  2. due grandi nomi devono avere qualcosa in comune

Nella storiografia filosofica italiana, in particolare, questo filone di studi è particolarmente attivo, dal momento che si ritiene impossibile che i grandi non abbiamo esercitato un loro influsso o non ne abbiano a loro volta ricevuti.
Un noto esempio è quello di Giambattista Vico, che secondo questa prospettiva di ricerca non può essere stato ignorato da storici, filosofi e uomini di cultura europei dell’Ottocento; inoltre, essendo stato un grande filosofo, non può non aver subito l’influenza di storici, scienziati, filosofi, “umanisti” in senso vario del Seicento.

Il paradigma del se non c’è, vuol dire che è importante è senz’altro affascinante, ma anche defatigante e inutile.

Leopardi e KantQuesta considerazione nulla toglie al fascino del rapporto Leopardi-Kant, perché ciò che veramente si cela in questo presunto problema storiografico è in effetti il problema della concezione della ragione di Leopardi: è soltanto su questo terreno che si può compiere un’indagine seria sull’eventuale affinità fra i due autori.

In ogni caso, merita una segnalazione questo volume che raccoglie una serie di saggi di Loretta Marcon e uscito da Guida nel 2011. L’autrice dice di non voler cercare paralleli o analogie fra i due: ma allora perché scrivere dei saggi su questo, e perché una volta scritti e pubblicati, riunirli in volume? È anche vero che nei prossimi mesi sillogi di questo tipo ne usciranno molte, e dobbiamo tenerci pronti.

Dal punto di vista storiografico ha un suo merito il saggio conclusivo sull’antropologia kantiana, per così dire, cioè il saggio che si basa sul rapporto indiretto fra Leopardi e Kant determinato dal famosissimo saggio di Hufeland sull’Arte di prolungare la vita, sul quale scrisse Kant e sul quale anche Leopardi fa qualche osservazione (benché di carattere generale).

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