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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Kant Kommentare

Il primo tentativo di Kant per creare una cerchia di interesse attorno alla Critica della ragione pura fallì. Mendelssohn, Garve, tra i maggiori rappresentanti del tardo illuminismo tedesco di stampo popolare, declinarono l’invito a commentare e discutere dell’opera. Mendelssohn oppose motivi di salute: per salvaguardare quella che gli era rimasta (morirà nel 1786) non si sarebbe impegnato nello studio di un’opera che gli avrebbe fatto perdere la testa.
L’oscurità, la difficoltà concettuale e l’astrattezza del grande trattato aveva preceduto in fama il testo stesso dell’opera. Il rifiuto di Mendelssohn e di altri, nonché la fama di oscurità, decretarono l’ingresso nella scena storiografica di quello strano e poco studiato fenomeno che è la prima commentaristica kantiana, vale a dire l’insieme di iniziative, scritti, corsi universitari che si prefissarono di delucidare, spiegare e applicare principi e criteri della filosofia critica.
Da subito giudicato un fenomeno storiografico epigonale, ridondante, insignificante perché dedito allo studio del dettato kantiano piuttosto che all’evoluzione sistematica del criticismo, la commentaristica kantiana finì abbondantemente alle spalle di nomi come Reinhold, Fichte, Schelling ecc.
Eppure il fenomeno ha due motivi di grande interesse:
1. l’immediata attenzione al testo kantiano, che offrirà anche alla filologia kantiana strumenti ancora oggi utilizzate, come le liste degli errori della Critica redatte da Mellin e da Grillo;
2. l’attenzione alla terminologia kantiana, che ha poi trovato un formidabile momento di crescita nella seconda metà del XX secolo, grazie alla produzione di diverse opere lessicografiche ed enciclopediche specificamente dedicate a Kant.

Per queste due ragioni, la prima commentaristica kantiana fa parte integrante del progetto Kantiana.

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