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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

iconografia e biografia kantiana

ritratto di Immanuel KantL’iconografia kantiana si sta complicando negli ultimi anni. Non riuscendo a resistere all’idea (sempre pessima) di migliorare l’aspetto dei propri eroi, alcuni si sono convinti che Kant sia stato in realtà diverso da come l’hanno ritratto i contemporanei.

È avvenuto anche nella biografia e Manfred Kuehn nel 2004 per celebrare il bicentenario della morte ha scritto una vita di Kant con il preciso intento di dire l’esatto contrario di ciò che di lui ci hanno detto i tre contemporanei Borowski, Wasianski e Jachmann. Così si scopre che Kant fu un libertino in verità e che la sua puntualità è un falso mito perché lui era costretto a essere puntuale per soddisfare la mania del suo amico banchiere inglese.

Due idiozie che hanno fatto strada e che hanno conquistato i cuori di tutti, specie degli italiani che avevano appena scoperto che la miglior virtù è il vivere da sciacalli verso gli altri, la società, il bene pubblico e quelle due o tre semplici regolette morali che potrebbero tornare utili a tutti. Così anche Sallusti poteva salutare sul «Giornale» l’abbattimento del velo sull’ultimo baluardo del rigorismo morale: se anche Kant giocava a carte ed era libertino, avevano ragione loro a dire che la morale è un falso problema. E così anche Ferrara poteva leggere tranquillamente passi di Kant sotto la stesa di mutandomi nel giorno del suo ennesimo quarto d’ora di celebrità.

L’iconografia kantiana ha subito alcuni incidenti simili. Il suo ritratto più famoso è diventato di recente quello che campeggia su molti libri: lo si vede pensoso, sopracciglio inarcato, naso perfetto, sguardo profondo, labbra tese, tempie ampissime e sgombre tutte pensiero palpitante. Ritratto leggermente dall’alto, né di prof

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