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Giuseppe Landolfi Petrone

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la rivoluzione copernicana

immagine di una pagina della Critica della ragione pura

Critica della ragione pura, tomo I, p. 135

Nel brano che segue è possibile verificare in che modo Vincenzo Mantovani, il medico militare autore della prima versione italiana della Critica della ragione pura, ha tradotto il celebre passo della prefazione alla seconda edizione (1787) relativo alla rivoluzione copernicana.

Si è supposto sin’ora dovere ogni nostra cognizione regolarsi dagli oggetti; la qual presunzione fece abortire quanti si fecero tentativi, onde a priori e per via di concetti alcuna cosa decidere intorno agli stessi oggetti, la quale potesse ridondare allo sviluppo ed accrescimento dell’umano sapere. Or via mettiamo dunque alla prova, se non fosse per meglio avvenirci nelle questioni metafisiche, facendo in modo che debbano gli oggetti alle nostre nozioni ubbidire: locchè anche meglio si accorda colla possibilità della ricognizione loro a priori; come quella che, anche già prima che le si presentino, deve alunchè determinare delle cose medesime. La ragione di tale divisamento è la stessa che del pensiero di Copernico, allorchè persuaso che non sarebbesi avanzati mai nulla nella spiegazione del movimento dei corpi celesti, sinchè tutta la caterva degli astri supponevasi aggirarsi allo intorno dello spettatore, tentò se non fosse per ottenere migliore costrutto, facendo girare gli spettatori, e ferme starsi le stelle. Ora potrà farsi analogo tentativo in metafisica, rispetto alla visione degli oggetti. Sinchè infatti vorrà la visione regolarsi a norma delle proprietà delle cose rappresentate, non vedo come si potrà mai nulla saperne a priori: mentre, se invece si conformi la cosa (come oggetto subordinato ai sensi) e la si acconci alla natura della nostra facoltà intuitiva, eccoti ovvio il persuadersi della detta possibilità. (Critica della ragione pura, trad. di V. Mantovani, tom. I, Pavia, Bizzoni, 1820, pp. 135-136)

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