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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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la longevità tra ricerca della felicità e igiene mentale

 

L'arte di prolungare la vita umana

Luigi Careno, che era medico pratico a Vienna, pubblica nel 1799 i due volumi della Macrobiotica di Christoph Wilhelm Hufeland.

Hufeland è il medico che chiese a Kant di esporgli i motivi della sua longevità, dando così origine allo scritto Del potere dello spirito.

L’arte di prolungare la vita umana è una raccolta di lezioni divise in due parti: la parte teoretica e la parte pratica. In quella teoretica si dice a un certo punto:

Anche in questi moderni tempi i filosofi seppero conservarsi questa prerogativa, ed i più grandi e profondi osservatori sembra che godano con ciò un vantaggio maggiore di quello che si ritrae da’ piaceri intellettuali […]; ed anche al dì d’oggi il celebre filosofo Kant pretende sostenere, che la filosofia non solo contribuisce alla conservazione della vita, ma che può essere eziandio la più fida compagna della vecchiaja, e la sorgente inesauribile della felicità per se, e per gli altri» (vol. I, pp. 112-113).

La via medica verso Kant era in qualche modo tracciata in Italia.

Il potere dello spirito è la famosa risposta di Kant a Hufeland sulla longevità che costituisce la terza parte di Der Streit der Fakultäten del 1798, l’ultimo libro di Kant in senso stretto, apparso lo stesso anno dell’Antropologia dal punto di vista pragmatico, che però è una raccolta di lezioni.

L’Arte di prolungare la vita umana, ebbe molta fortuna, ed è noto in Italia anche per essere stato preso di mira da Giacomo Leopardi.

Nel Conflitto delle facoltà Kant inserisce questo breve testo a sostegno della tesi che, almeno a certe condizioni, la mente può controllare alcuni stati fisiologici, considerati patologici se non altro perché ricorrenti e anomali.

Hufeland pubblicò a parte questa risposta, facendone uno dei testi kantiani più longevi e fortunati, cosa spesso trascurata o dimenticata dalla storiografia.

Nel panorama italiano ottocentesco questa risposta kantiana sulla fisiologia venne tradotta in due epoche diverse. Ed è molto interessante seguirne la vicenda, perché testimonianza di come la lingua sia dominata alle volte dal paradigma culturale vigente.

Sarà utile indicare il titolo completo in tedesco di questo saggio, perché oggetto di questa breve nota: Von der Macht des Gemüts, durch den bloßen Vorsatz seiner krankhaften Gefühle Meister zu sein.

La prima traduzione del 1828 fa riferimento alla forza dell’animo per signoreggiare gli stati morbosi. Il testo è messo in riferimento alla ricerca della felicità, e infatti l’anonimo traduttore include lettere sulla felicità di Ebersberg.

La seconda traduzione risale al 1882, in un clima fortemente mutato. Niente riferimento alla felicità: l’antropologia è qui del tutto fisiologica. Qui ora è il potere dell’animo a essere chiamato in causa e non per controllare imprecisate malattie, ma per padroneggiare le sensazioni nervose. Il positivismo è dominante: l’editore Gnocchi era attivo nella pubblicazione di manuali di igiene di tutti i tipi.

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