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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Le osservazioni critiche di Ottavio Colecchi

frontespizio terzo volume delle Osservazioni critiche di Ottavio Colecchii

Nel riprendere il discorso sulla diffusione di Kant in Italia nell’Ottocento, ci porremo una domanda: quant’era conosciuta in Italia la teoria estetica di Kant e, quindi, la Critica del Giudizio.

Nel terzo volume delle sue Osservazioni critiche dedicate ad alcune quistioni le più importanti della filosofia, Ottavio Colecchi affronta non soltanto le teorie kantiane, ma anche quelle hegeliane.

Il pubblico dei lettori colti non poté però vedere il lavoro completato, perché la censura fece interrompere la pubblicazione del terzo volume a p. 160, cioè nel momento in cui Colecchi stava per affrontare il tema dell’estetica di Hegel nel terzo capitolo del lavoro.

In quegli anni gli hegeliani napoletani si stavano affacciando prepotentemente sulla scena culturale meridionale e nazionale, ma non ebbero tempo di farsi sentire. Dopo Colecchi, fra i nomi di spicco, venne fatta tacere la voce di Bertrando Spaventa, che nel 1847 (l’anno della morte di Colecchi) si vide chiusa una sua scuola privata. Episodio di per sé grave, ma che impallidisce di fronte agli avvenimenti cruenti seguiti alla rivoluzione di maggio del 1848, con la dura reazione borbonica, che tra le altre conseguenze ebbe anche quella di disperdere gli hegeliani come gruppo coeso.

Delle pagine di Colecchi si può dire questo: egli prende posizione a favore di Kant contro Hegel, le cui dottrine, «fondate sul panteismo, sono di lunga mano inferiori alle profonde teoriche del filosofo di Könisberga: per non dire che Hegel, ben lungi di creare una scienza dell’arte, come pretende, la distrugge, essendo il suo metodo di filosofare, favorevole non già, ma nocivo all’ingegno» (p. 1).

una pagina delle Osservazioni critiche di Ottavio ColecchiSi scaglia anche contro Gioberti, il quale ha mostrato certo interesse per la filosofia estetica, ma «pieno la mente delle teoriche di Hegel, va incontro agli errori stessi del filosofo alemanno» (ibid.)

Sarebbe utile soffermarsi su questa ultima considerazione che mostra, se non altro, il fatto che non per tutti i filosofi italiani del tempo la scelta della filosofia dipendeva dalla sua “nazionalità”, ragione per cui tutta la filosofia tedesca doveva essere o buona o cattiva rispetto a quella italiana o francese. Per Colecchi, come per altri, contavano le idee e non la loro provenienza.

Nel corso di prossimi interventi, cercheremo di vedere da vicino la posizione di Colecchi rispetto all’estetica kantiana.

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