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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Tradurre, criticare

Pasquale Galluppi

Pasquale Galluppi è coetaneo dei grandi filosofi dell’idealismo tedesco (nasce anch’egli nel 1770 come Hegel) e abbraccia le nuove correnti ideologiche provenienti dalla Francia (paese dove è accolto con onori). In Italia può essere considerato il primo a guardare alla filosofia di Kant non un disgustoso prodotto delle stravaganze teutoniche, ma come un suscitatore di problemi non eludibili. Con Kant si deve costruire qualcosa, magari andando oltre Kant: non lo si può semplicemente buttare nel cestino della storia.

Scrive Pasquale Galluppi nel Saggio filosofico sulla critica della conoscenza:

La filosofia di Kant, ed il trascendentalismo, lungi dallo stabilire la realità della conoscenza, tende radicalmente a distruggerla. Tutte queste osservazioni mi hanno obbligato a meditar di proposito la dottrina della conoscenza, ed a cercare, per quanto mi è possibile, di perfezionarla. [tomo I, Napoli, Sangiacomo, 1819, p. 9]

Galluppi osserva che dispiace vedere i filosofi italiani limitarsi soltanto «a tradurre qualche opera degli stranieri», anziché impegnarsi in una discussione critica delle teorie filosofiche in esse propugnate.

Nel 1819 Pasquale Galluppi (Tropea 1770-Napoli 1846) dà avvio alla pubblicazione del Saggio filosofico sulla critica della conoscenza, la sua opera fondamentale apparsa in 6 tomi (I-II, Napoli 1819; III-IV, Messina 1822; V-VI, ivi 1832).

frontespizio del primo tomo del Saggio sulla critica della conoscenza di P. GalluppiIl Saggio può essere considerato come una sorta di via italiana alla filosofia critica, non specificamente e necessariamente nel senso di quella di Kant, ma certamente nel senso di una filosofia dell’esperienza che tenga conto delle esigenze di una visione razionalistica e di una visione empirica.

L’esperienza, per Galluppi, è il modo in cui si sintetizzano i dati della coscienza pensante con quelli della realtà oggettiva.

Che il problema risalisse a Kant e portasse ad affrontare le questioni poste da Kant, Galluppi lo sapeva benissimo, tanto è vero che il Saggio si apre proprio all’insegna di questioni tipicamente kantiane e nel nome del filosofo di Königsberg:

L’oggetto di quest’opera è la critica della conoscenza, o l’esame della realità della scienza dell’uomo. Che posso io sapere? ecco la prima domanda, che il filosofo, rientrando nella solitudine del suo intendimento, è costretto di fare a se stesso. […] [L]e ricerche sublimi, ed interessanti, che mi occuperanno nell’opera […] formano l’oggetto delle attuali meditazioni dell’Europa culta. […]

Il famoso fondatore dell’ultima scuola di Slesia Emmanuele Kant ha esposto così l’oggetto della scienza dell’uomo: che posso io sapere? che debbo fare io? che oso io sperare? Ma egli ha torto di riguardar le due ultime questioni, come indipendenti dalla prima» (tomo I, pp. 5-6).

Tutta la riflessione di Galluppi è posta tra due esigenze e atteggiamenti: Condillac (l’autore che risvegliò Galluppi dal dogmatismo che aveva seguito in precedenza, proprio come Hume ne aveva risvegliato Kant) e l’ideologia francese che indica l’orizzonte verso il quale Galluppi guarda.

Galluppi è il primo filosofo a cogliere il pensiero kantiano non semplicemente come elemento polemico di contrapposizione culturale, ma come espressione di esigenze teoriche da immettere in una costruzione sistematica.

 

 

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