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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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L’idolo da non guardare in faccia


Ideologia (1822)

Nel 1822 Vincenzo Mantovani completa la pubblicazione della sua traduzione della Critica della ragione pura (otto volumi apparsi tra il 1820 e, appunto, il 1822). Traduzione faticosa, a cui fa da scoglio non tanto la difficoltà dell’opera, ma la lingua di Mantovani, un medico dalla contorta sintassi. Eppure, l’opera di Kant, la maggiore peraltro, è introdotta in Italia, resa quasi familiare da questa impresa titanica (la prima tentata in una lingua moderna – un altro primato della storiografia kantiana italiana). Ostico, astruso, il pensiero di Kant si rendeva disponibile al confronto con la contrastante cultura filosofica italiana.

Nello stesso anno (1822) Melchiorre Gioia dava alle stampe il primo volume della sua Ideologia, nel quale sfoggia il suo stile chiaro, limpido, preciso, sinottico. Nemico, non del tutto a torto, di ogni tipo di indagine non osservativa, Gioia dice di Kant:

Kant mettendo da banda le origine esterne, pretese che tutto il capitale ideale e sentimentale dell’uomo nascesse dal fondo interno dell’animo e dalle forme proprie del pensiero astratto. Kant si presentò alla Germania involto in una nube di parole scientifiche, e dapprima eccitò la sorpresa, poscia l’adorazione. In Italia, pria di piegare il ginocchio, si vuol vedere l’idolo in faccia: io ricuso dunque di fare in questo scritto ulteriori parole di Kant, e ripeto fiat lux (p. 4).

Ecco un interessante contrasto: la prosa faticosa di Mantovani si apriva a Kant e consegnava la Critica alla storiografia; il linguaggio asciutto e preciso di Gioia ricusa Kant, rifiutandosi di compiere l’operazione che lui stesso dice necessaria prima di cedere all’adorazione: «vedere l’idolo in faccia».

L’idolo, ormai, lo si poteva vedere in faccia, ma Gioia (come altri in altri momenti della storia culturale italiana) si rifiuta di guardare.

La vicenda ci racconta una cosa importante, e cioè che la storia della irradiazione di Kant percorre al principio binari paralleli che non s’incontrano: la traduzione, rivolta ai testi; la critica, rivolta all’interpretazione. Come se fosse possibile che un binario potesse sostenersi senza l’altro.

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In foto: il frontespizio del primo volume dell’Ideologia (Milano, Pirotta, 1822).

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