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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Il “Dio Kant” e i Giacobini

Augustin Barruel
Dell’opera legittimista e anti-rivoluzionaria di Augustin Barruel, Mémoires pour servir à l’Histoire du Jacobinisme, è nota una traduzione italiana di metà Ottocento apparsa a Napoli nell’ambito dell’attività dei gesuiti.

La traduzione dei Mémoires però risale al 1799-1800, quando la stessa opera non era ancora del tutto compiuta e l’abate gesuita, nato a Villeneuve-de-Berg il 2 ottobre 1741, vi metteva mano agli ultimi due volumi. Questa seconda parte venne poi tradotta nel 1803-1804.

La tesi che Barruel intende dimostrare è che la Rivoluzione francese affonda le sue radici nella filosofia illuministica, nell’azione di contrasto civile della Massoneria, nella proclamazione dell’anarchia totale degli Illuminati.

Nel quarto volume della prima parte dei Mémoires (apparso in traduzione nel 1800), Barruel si sofferma anche su Kant. La cosa non è del tutto priva di interesse se si tien conto che nel 1800 il nome di Kant circolava ancora molto poco, se si prescinde dalle osservazioni di Pietro Tamburini: non era, infatti, ancora apparsa la prima monografia su Kant di Francesco Soave (1803), né alcuna opera kantiana era stata ancora tradotta.

Kant, sostiene Barruel, è esponente di «un’altra specie di Giacobini», attiva in Germania, i cui esponenti («i Discepoli del Dio Kant») sono il frutto delle tenebre kantiane e del caos delle categorie kantiane che sottostanno al «sedicente Cosmopolitismo» kantiano. Il sistema di questo «famoso Dottore» si poggia su questi 5 punti essenziali:

  1. non c’è speranza di un altro mondo; quella;
  2. l’uomo si realizza come specie e non come individuo;
  3. la specie umana si compie soltanto nella società più perfetta;
  4. la società perfetta è una confederazione generale di tutti i popoli
  5. forse occorreranno migliaia di anni, ma questa pace perpetua si realizzerà perché il suo concetto si regge su leggi generali.

Barruel confessa di non conoscere l’opera originale di Kant, in questo caso la Pace perpetua e che si rifà agli estratti di Friedrich August Nitsch e di Anthony Florian Madinger Willich (Barruel all’epoca era esule in Inghilterra e), due espositori in inglese della filosofia kantiana, che facevano parte dell’ampia schiera di autori della prima commentaristica kantiana di fine Settecento. In questo senso anche il gesuita francese rientra nella schiera di quanti, numerosi in Italia, prescelsero di condannare Kant prima ancora di leggerne qualcosa, anzi rifiutando qualsiasi approccio più ravvicinato.

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