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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Gentile a proposito delle origini della filosofia italiana contemporanea

 

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Nell’Introduzione a Le origini della filosofia contemporanea in Italia (prima edizione 1917-1923), Giovanni Gentile delinea con rapidi schizzi da paesaggista consumato lo sfondo sul quale si staglia il ritratto di quella che per lui è la filosofia contemporanea italiana, vale a dire il proprio neo-idealismo e quello di Benedetto Croce che si accinge a dipingere in primo piano. Vale la pena partire dalla descrizione sintetica di questa scorsa sulla prima metà del secolo per avviare una breve ricostruzione storica della filosofia italiana dell’Ottocento.

  1. Pasquale Galluppi e Vincenzo Gioberti rappresentano il punto di inizio e il culmine della filosofia della prima metà dell’Ottocento, che può essere definita filosofia rosminiana, perché Antonio Rosmini ne ha inverato lo spirito e il sistema.
  2. Il brave saggio Sull’analisi e la sintesi di Galluppi è del 1807: anno importante per la storia della diffusione di Kant in Italia, dal momento che è l’anno in cui appare il primo volume della Geografia fisica. Dal 1819 al 1832 Galluppi pubblica il Saggio filosofico sulla critica della conoscenza; tra il 1820 e il 1827 escono gli Elementi di filosofia; nel 1827 le Lettere filosofiche; dal 1832 al 1834 i sei volumi delle Lezioni di logica e metafisica e dal 1832 al 1840 i quattro volumi della Filosofia della volontà.
  3. A Galluppi si richiama inizialmente Rosmini che nel 1829 comincia la sua attività con la pubblicazione del Nuovo saggio sull’origine delle idee, terminato l’anno successivo. In questo scritto viene ripresa la tradizione religiosa, come in tutto il movimento romantico europeo. Nel 1831 escono i Principi della filosofia morale; nel 1836 il Rinnovamento della filosofia italiana; nel 1837 compare la Storia comparata dei sistemi relativi al principio della morale; nel 1838 l’Antropologia; nel 1841 la Filosofia del diritto; nel 1846 la Psicologia; mentre la Logica è del 1854.
  4. Nel 1838 comincia a operare Gioberti, che in quell’anno pubblica la Teorica del sovrannaturale, di chiara ispirazione rosminiana. Del 1839-1840 è la Introduzione allo studio della filosofia; nel 1841 esce il saggio sul Bello, nello stesso anno avvia la polemica contro Rosmini con lo scritto Degli errori filosofici di A. Rosmini; nel 1843 il Del primato morale e civile degli italiani, cui seguirono nel 1845 i Prolegomeni del Primato; sempre del 1843 è Il buono; del 1847 è il Gesuita moderno, seguito nel 1848 dalla Apologia del gesuita moderno; nel 1851 esce il Il rinnovamento civile d’Italia.

Gentile chiude questa breve e rapida rassegna con la seguente contestualizzazione:

Come si vede dalle date, tutti questi libri della nostra filosofia classica s’accompagnano con quel risorgimento morale e politico, che piglia le mosse dagli anni del predominio francese, matura attraverso le esperienza politiche del ’15, del ’21, e del ’31, e scoppia nel ’48 in una ultime e generale prova, generosa e feconda de’ più utili insegnamenti, che giovarono appunto al Gioberti per scrivere, nel ’51, nel Rinnovamento, il programma dell’avvenire, poi felicemente attuato con la formazione dello Stato italiano. Codesti libri, adunque, appartengono a un’età importantissima nella storia dello spirito italiano; la quale, precorrendo la ricostituzione politica della nostra nazione, ne è la preparazione ideale; ricca di una vita spirituale più intensa di quella fortunata che le seguì e ne raccolse il frutto. E poiché la filosofia, che è la riflessione dello spirito su se medesimo, non può non riuscire la più elevata espressione del pensiero d’ogni tempo, s’intende agevolmente che il moto filosofico, che si manifestò nei libri che abbiamo ricordati, dovesse riflettere in sé tutta quell’agitazione di elementi intellettuali e morali d cui il nostro Risorgimento fu sostenuto. finita quell’agitazione, acquietatosi lo spirito italiano collo appagamento delle sue aspirazioni, parve che la nostra vena speculativa si disseccasse. Vennero le critiche, i commenti, le storie; ma la vita della filosofia disparve. Perciò poi ogni vero e consapevole tentativo di rinnovare codesta vita della filosofia non è stato senza uno sforzo di rantolare a quella tradizione e di continuarla in un modo o nell’altro. (Giovanni Gentile, Storia della filosofia italiana a cura di Eugenio Garin, Firenze, Sansoni, 1969, vol. II, p. 16)

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