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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Kant e Galilei

de dominicis 1874

Il beneventano Saverio Fausto De Dominicis (era nato a Buonalbergo nel 1845), nel 1874 dedica un saggio comparativo a Galilei e Kant o l’esperienza e la critica nella filosofia moderna (Bologna, Zanichelli). Il non ancora trentenne normalista (si era laureato a Pisa nel 1868) e destinato a una lunga carriera universitaria che lo vide, dal 1881 al 1920, docente a Pavia di Pedagogia, Filosofia morale e Filosofia della storia, in questo saggio del 1874 si lancia nell’ampio circolo del positivismo italiano (non a caso il volume è dedicato a Pasquale Villari).

Il saggio non ha carattere storiografico, non ricerca cioè influenze dirette di Galilei su Kant, né è una vera e propria comparazione delle due concezioni considerate sul piano dell’esperienza e dell’epistemologia.

L’intento di De Dominicis è di soddisfare quella che gli pare essere una «necessità storica e speculativa», vale a dire avvicinare le due «riforme», sperimentale e critica, sullo sfondo della filosofia moderna:

affinché appariscano meglio rilevate nella scienza alcune dottrine, e la tendenza positiva e realistica delle menti ai nostri tempi ne resti rafforzata (p. 1 n.n.)

In particolare riguardo a Kant l’intento di De Dominicis è isolare gli elementi scientifici impliciti nel criticismo, ciò che gli consente di avvicinarlo a Galilei. In questo modo, annuncia egli stesso nella dedica a Pasquale Villari,

mi parve di ravvisare la correzione di certo fenomenalismo del Kant, un ampiamento razionale della dottrina sperimentale, una esigenza di trasformazione nel concepimento del processo psicologico del Conoscere, una spiegazione positive de’ caratteri fondamentali della scienza. (p 3 n.n.)

I nove capitoli che compongono il volume si aprono con l’esplicitazione dei fondamenti storici della filosofia moderna e si chiudono con un giudizio sul realismo sperimentale.

L’itinerario che collega Kant allo sperimentalismo sarebbe, secondo De Dominicis, sta in una sorta di «fato della storia» (p. 128) che collega sperimentalismo e critica. Per De Dominicis in altri termini la tendenza storiografica di quegli anni, la quale vede sempre più collegati positivismo e idealismo, ha una motivazione profonda e intima:

Galilei e Kant entrambi trasformano vecchi mondi colla creazione di elementi nuovi: per Galilei il nuovo è il metodo della ricerca nella Natura, con cui s’inaugura lo sperimentalismo moderno; per Kant è il metodo critico, che formola il nuovo concetto dello spirito, raggiunge la produttività del conoscere; e fa sì che l’analisi del sapere, non più aggirantesi nell’esterno, tocchi l’intimo processo della cognizione. (p. 129)

Riguardo alla questione del fenomenismo, De Dominicis ha bisogno di difendere il dualismo kantiano. Dire che per Kant esiste soltanto l’Io e il resto del mondo esterno è un’illusione, «è la peggiore interpretazione che si possa fare di Kant» (p. 151). I critici del fenomenismo non si accorgono che

per Kant non lo spirito che si crea le intuizioni, ma queste, arrivando a lui e modificandolo, svegliano l’attività sua? (p. 151)

Forse non si tratta di un argomento decisivo, ma se non altro De Dominicis mostra di non dare peso a una delle teorie effettivamente più fraintese della Critica della ragione pura.

Kant però va corretto, dice De Dominicis, e va corretto proprio dove molti invece ne vedono il punto più forte:

va corretto nell’eccessivo potere dato alla forma logica, e nel voler ritrovare tutto in essa, come se il reale fosse niente. Germe da cui tallirono tutte le filosofie aprioristiche del nostro secolo, fra le quali quelle di Schelling e d’Hegel, per dire delle principali soltanto. (p. 285)

Le armi polemiche del positivismo non sono mai state particolarmente affilate sul piano storiografico. In ogni caso questo saggio del 1874, data in cui esce in italiano la prima traduzione della Logica di Kant, è un interessante esempio di intreccio di punti di vista stimolante, ma malamente sorretti dal punto di vista della consapevolezza storica dei temi trattati.

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