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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Kant e il terremoto di Messina

Giuseppe Lombardo Radice

Giuseppe Lombardo Radice (1879-1938) è noto per il suo progetto della scuola serena, un modello fondato sullo sviluppo spontaneo e tranquillo delle potenzialità spirituali del bambino. Nel primo governo Mussolini affiancò Gentile nella riforma dell’istruzione dedicandosi in particolare alla scuola elementare. Ed è in questa veste che parla di fanciullo poeta e rivendica per i bambini la schietta poesia, la ingenua ricerca del vero, il rapimento nella contemplazione dei quadri luminosi dell’arte e della vita. Questa serenità, questo rapimento che intendeva istillare nei bambini, non l’accompagnò nel corso della tormentata traduzione della Critica della ragione pura apparsa presso Laterza a Bari nel 1910.

Critica della ragion pura 1940Quando nel luglio del 1909 Giovanni Gentile licenzia la traduzione, ha l’accortezza di chiedere una speciale indulgenza per le mende che presenta la nuova versione italiana: un testo tradizionalmente difficile, assillato da una sfortunata vicenda nel momento in cui in Italia, finalmente, ci si appresta a disporre di un testo attendibile e ben reso.

Kant, che aveva ripetutamente scritto di terremoti, specie di quello disastroso di Lisbona, doveva entrare nello scenario della filosofia italiana ufficiale passando prima attraverso lo stretto di Messina proprio nel momento in cui si genera uno dei più disastrosi terremoti della prima metà del Novecento. La mattina presto del 28 dicembre del 1908 Messina e Reggio Calabria vengono colpite da un sisma che conterà alla fine circa centomila vittime.

Fra i molti disastri connessi all’evento, anche la cultura filosofica italiana perse, oltre ad alcuni docenti, anche il materiale che Giuseppe Lombardo Radice aveva raccolto per completare la sua traduzione della Critica della ragione pura. Lo ricorda lo stesso Gentile che firma la prefazione dell’opera apparsa nel 1910 dopo essere subentrato all’amico pedagogista per portarne a termine la fatica.

L’amico mio Giuseppe Lombardo Radice […] condusse [la nuova traduzione italiana] fino al principio della Nota alle Anfibolie dei concetti di riflessione (p. 260), e l’avrebbe condotta egli stesso a termine, se nel terremoto di Messina del 28 dicembre non avesse perduto tutti i suoi libri e le sue carte, e smarrito l’animo di riprendere subito e continuare alacremente un’opera così faticosa, che era già molto innanzi e gli venne troncata tra mano e in molta parte distrutta (Critica della ragion pura, Bari, Laterza, 1940, p. XXII).

Con la Nota alla anfibolia siamo quasi alla fine dell’Analitica dei principi e, quindi, della Logica trascendentale. L’opera di revisione di Gentile si è estesa senz’altro a tutto il testo, ma la parte da lui tradotta integralmente è la Dialettica trascendentale e la Dottrina del metodo, cui si devono aggiungere le appendici, secondo l’edizione Vorländer che Lombardo Radice aveva assunto come testo base.

L’opera di Lombardo Radice, cui pure mostra di essere debitore, non doveva in fin dei conti soddisfare in modo pieno Gentile, se è vero che nella breve avvertenza aggiunta alla seconda edizione della Critica (del 1918) precisa:

Lieto dell’occasione che mi si porgeva di migliorare il nostro lavoro, il quale, malgrado i suoi difetti, ha incontrato favore nel pubblico e recato fors’anco non piccolo giovamento alla cultura filosofica italiana, ne ho profittato per correggere accuratamente e in buon aparte rifare la traduzione, studiandomi di ottenere il massimo possibile della fedeltà congiunto con quel tanto di chiarezza che è ragionevole esigere in libro di così astrusa e laboriosa speculazione (ivi, p. XXIII).

All’accidentata traduzione di Vincenzo Mantovani del 1820-1822, da Gentile stesso considerata inintelligibile, seguì nel 1910 una traduzione tellurica, non soltanto per le differenze di stile che inevitabilmente si poterono notare fra le due parti tradotte da mani, amiche sì, ma in ogni caso diverse; ma anche per il tormento umano e intellettuale che l’abbandono dell’impresa da parte di Lombardo Radice lascia intendere e che risuona nelle parole di Gentile. Quello smarrimento d’animo che investe il profeta della serenità e del rapimento contemplativo va sempre tenuto presente quando si prende in mano l’edizione Laterza della Critica della ragione pura, per quanto, Gentile prima e Vittorio Mathieu poi, abbiano dato maggiore solidità alla traduzione. Resta, a ogni modo, l’esperienza tragica che ha segnato quell’impresa.      

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