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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Libri, veleni e farmacie

la scienza e la fede (1843)

Nel 1841 Matteo LiberatoreGaetano Sanseverino diedero vita a Napoli a una rivista dal titolo «La scienza e la fede», il cui intento doveva essere quello di ridurre il razionalismo moderno entro i limiti della religione cattolica. Nel quinto volume compreso nella terza annata della rivista, si parla di Kant, ma non in rapporto alla teoria, ma in rapporto alla pratica: quella dell’esercizio della libertà di pensiero, che è il vero pericolo che i compilatori della rivista vedevano nel razionalismo.

In questo numero, del febbraio 1843, compare un articolo a firma di Matteo Liberatorie dal titolo Sulla libertà illimitata della discussione speculativa. Lo spunto è tratto dalle Lezioni sulla filosofia di Kant di Victor Cousin che apparvero in Italia nella traduzione di Francesco Trinchera.

Dopo aver citato un lungo brano dalla settima lezione, l’articolo si sofferma a demolire il fenomenismo su cui poggia il pensiero kantiano, con i soliti argomenti di origine moderatamente sensualistica, che si appellano all’evidenza della testimonianza dei sensi. Ma la sezione dell’articolo più interessante è quella dedicata allo smantellamento delle ragioni della libertà di pensiero e di espressione, perché qui non basta più il sano intelletto settecentesco, ma occorre risalire a un’autorità superiore che impedisca la illimitata discussione.

Anticipando, in un certo senso, argomentazioni e metafore di stampo positivistico, Liberatore propone un parallelo fra la libertà e la medicina. La salute va curata tenendo lontano certi veleni che, assunti in modo eccessivo, possono danneggiare e non aiutare la guarigione dal malanno. Liberatore contesta che tutto ciò che vi è in natura sia salutare e utile a qualche scopo, perché ciò porterebbe ad ammettere che l’inclinazione naturale a contestare la ragione sia cosa buona e giovevole. Dice Liberatore

La simiglianza poi de’ veleni recata da Kant a persuadere la pretesa illimitata libertà, né acconcia non è, né bene applicata. Dissi non essere acconcia, perché il veleno può avere la virtù fisica atta a combattere altri veleni e i dilibrati umori del corpo mettere in pace; ma la smodata licenza difenditrice di opinioni malvage non tende di sua natura che a capovolgere le menti e malversare i costumi. (pp. 98-99)

L0 scopo di Liberatore è chiaramente quello di introdurre il bene dov’è il male e il male dov’è il bene: è lo scetticismo tutto particolare del cattolicesimo (e in generale del cristianesimo) per indurre costante incertezza nei mezzi razionali. Ma, continua

Non è poi bene applicata, perché proverebbe anzi l’opposto, cioè la libertà della discussione non dover essere illimitata, siccome non è illimitato ma anzi assai ristretto l’usare veleno a uopo di sanità. E qui la similitudine mal riuscita all’intento di chi l’addusse calza assai bene a lodare gli ordinamenti della cattolica Chiesa nell’uso dei frutti da così sfrenata licenza prodotti. Imperciocché siccome i veleni nelle farmacie hanno lor posto, ma chiusi si tengono e non si danno se non a cui una scritta del medico dichiarò che in proporzionata dose valer possono a salute, disdettone l’uso a chiunque o per sé o per altrui potesse abusarne, così madre Chiesa permette che nelle grandi biblioteche si tengano i libri perversi, giacché pur ci esistono, ma li vuol chiusi, e non se ne dischiude l’adito se non a coloro a’ quali ella poté moralmente farsi certa non poter tornare a nocumento; e fa così sanità di pochi quella malaugurata merce che divulgata porterebbe pestilenza ne’ popoli (p. 99)

Il libro è un veleno da tenere segregato, ma contrariamente dai veleni di farmacia, il loro uso non è consentito da un’autorità di pertinenza, ma da un ordine di controllo generale che, spesso e volentieri, non ha alcuna pertinenza.

«La scienza e la fede» nel 1850 si convertì, sempre a Napoli, nella «Civiltà cattolica», che ebbe il compito di proseguire, ma con maggior determinazione, la lotta contro il razionalismo. Il suo fondatore fu il gesuita Carlo Maria Curci, che se non altro dopo la presa di Porta Pia ebbe la forza di staccarsi dai gesuiti per aderire a un pensiero sociale meno retrivo.

Si potrebbe credere che queste opinioni e giudizi su Kant siano marginali, poco valide sotto il profilo scientifico e ininfluenti. Ma è anche vero che l’idea che un’epoca si fa di un autore non è spesso legata alle tesi della storiografia di merito, ma dalla vulgata: e la rivista napoletana in quegli anni che precedono la stagione, per quanto breve, dell’hegelismo napoletano, aveva un suo seguito piuttosto consistente.

Le idee si diffondono fra la gente in modi diversi da come si diffondono nelle Accademie.

 

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