search instagram arrow-down
Giuseppe Landolfi Petrone

Archivio

Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

Tag

Alfonso Testa Antonio Poloni Antonio Rosmini antropologia appunti di lavoro Augusto Eckerlin Benedetto Croce Bertrando Spaventa commentari Critica del giudizio Critica della ragione pura criticismo Diritto Eclettismo Estetica Francesco Trinchera Geografia Geografia fisica Giovanni Gentile Giovanni Silvestri Giuseppe Lombardo-Radice Hufeland Il volto dell'idolo Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Kant Kant in Italia lessico kantiano letture Letture Logica Manuale di geografia fisica materiali Mellin Milano morale Napoli Nuova Enciclopedia Popolare Ottavio Colecchi Pasquale Galluppi pedagogia personaggi Poligrafo politica Positivismo temi testi traduzioni Victor Cousin Vincenzo Mantovani

Il “motore” del diritto

frontespizio del volume di Pietro Fiorentino del 1859

P. Fiorentino, “Programma di un corso di diritto filosofico”, Catania, Tip. Accademia Gioenia, 1859 (fonte: GoogleBooks)

In un Programma di un corso di diritto filosofico, l’avvocato e professore di diritto dell’Università di Catania Pietro Fiorentino, nel 1859 ingaggia un breve confronto con la Metafisica dei costumi di Kant. Il tentativo di Fiorentino è di stabilire i principi razionali del diritto derivandoli dal loro ordine logico.

Nel § 187 dell’opera, Fiorentino discuto del «metodo di esposizione» seguito da Kant nella Metafisica del diritto, ma poi, in realtà, ne mette in discussione anche il merito, come egli stesso riconosce. La prima contestazione che muove a Kant è di essersi affidato apertamente non solo alla ragione, ma di aver tratto, per sua stessa confessione, elementi fondativi anche dall’empirismo (cfr. p. 328). All’autore, invece, non sembra impossibile derivare tutti gli aspetti del diritto da una considerazione mista dei due aspetti e non separata. È ben vero, dice Fiorentino, che in quanto metafisica, per Kant essa discenda dalla ragione, che predomina su altri elementi della natura umana, ma poi proprio laddove formula questa necessità razionale, emergono aspetti di natura diversa, come per esempio quelli che Fiorentino chiama motori. Probabilmente si riferisce alla parola tedesca Triebfeder, che può essere intesa come sprone. Per Kant la legislazione che fa di un’azione un dovere e di questo dovere uno sprone, è etica; una legislazione, invece, che non contempla questa possibilità nella legge e che pertanto ammette anche uno sprone diverso dal dovere, è una legislazione giuridica (Kant lo dice nel § III dell’Introduzione alla metafisica dei costumi, che Fiorentino traduce quasi alla lettera nella citazione che riporta a pp. 328-329, senza alcuna indicazione circa la fonte utilizzata). Fiorentino però contesta che ci possa essere un motore diverso dal dovere: «è dalla natura delle azioni che bisogna ripetere la distinzione che corre tra il Diritto e l’Etica, e non dall’indole delle leggi» (p. 329).

Un altro errore che si trova in Kant è nella definizione di dottrina del diritto. Essa, dice Kant, è l’insieme delle leggi che possono dare luogo a una legislazione esterna. Per Fiorentino questo è un errore, una sorta di petizione di principio, dal momento che «ciascuno può a colpo d’occhio conoscere, com’egli abbia confuso la materia della dottrina del diritto con la stessa dottrina» (p. 330). Stessa accusa rivolge alla definizione kantiana di diritto, che è visto come l’insieme delle condizioni con cui il libero arbitrio di una persona può accordarsi con quello di un’altra, in base alla legge generale della libertà. Per Fiorentino «tale definizione è anche erronea perché confonde le condizioni dell’essere specifico di una cosa con la cosa stessa. Il diritto è ciò, che riunisce le condizioni, necessarie a non violare l’altrui libertà. Ma esse non sono certamente il diritto» (ibid.). Fiorentino non accoglie, pertanto, la ricerca formale di Kant, che sotto certi aspetti può effettivamente trarre in inganno.

Non mancano punti di accordo fra i due, come per esempio riguardo al principio pratico del diritto, cioè alla definizione di ciò che è giusto, e anche riguardo alla distinzione del diritto in innato e acquisito che per Fiorentino è più corretta di quella in diritto assoluto e diritto ipotetico (cfr. pp. 330, 332).

Kant divide il diritto in Diritto naturale e Diritto positivo: il primo riposa su principi a priori, mentre il secondo sulla volontà del legislatore. E qui Fiorentino si fa severo:

Dopo avere riconosciuto la necessità di ricorrere all’empirismo, torna egli così al suo sistema filosofico, dal quale è poi costretto a recedere per ispiegare i fatti più ovvi della vita umana. Tale dovea esser la conseguenza dell’aver riconosciuto la ragione come sorgente del vero e non come mezzo di scuoprirlo. I razionalisti, appena scendono nel campo della Filosofia morale, sono nella perpetua alternativa di non poter nulla spiegare del mondo esteriore o di rinunziare al loro sistema filosofico. Il Diritto non può riposare solamente sopra principi a priori, a meno che non voglia ridursi alla nozione dell’essere col più mostruoso panteismo ideologico. Il Diritto naturale, o filosofico è una scienza essenzialmente mista. (pp. 331-332)

La critica non è del tutto priva di senso, in quanto nella metafisica dei costumi il momento trascendentale è fissato sulla natura soggettiva del diritto naturale, mentre il momento sintetico su quello del diritto positivo, mentre forse la combinazione dei due momenti possono effettivamente essere considerati in forma mista, dal momento che il carattere unitario delle due sfere della metafisica del diritto, è proprio il carattere giuridico.

Fiorentino esamina poi brevemente il contenuto della Metafisica del diritto di Kant, che è, come noto, travagliata da una serie di difficoltà anche redazionali. Fiorentino ne trae la seguente impressione:

Da questo punto riesce ben difficile, anzi impossibile, trovare ordine logico nelle rimanenti dottrine del diritto privato. Bisogna leggere quell’opera per conoscere l’abisso, che s’interpone tra Kant, autore della Critica della ragion pura, e Kant scrittore degli Elementi metafisici ecc. (p.333).

Questo breve capitolo della storia della presenza in Italia di Kant, mostra almeno due cose interessanti: la capillarità con cui alcuni aspetti della filosofia critica sono penetrati nel fondo anche della cultura tecnica (in questo caso giuridica) della seconda metà dell’Ottocento; il fatto, poi, che le citazioni di Fiorentino mostrano una certa diretta dipendenza dal testo originale tedesco, sebbene su questo punto non si possano fare ipotesi più precise.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: