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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Come ricordato nel precedente articolo, Bertrando Spaventa attribuiva al 1843 un significato particolare per la nascita di un nuovo movimento filosofico napoletano, più aperto alle correnti di pensiero della filosofia classica tedesca. Si è cercato di individuare in un’esperienza collettiva, quella della rivista «Museo di scienze e letteratura» costituitasi in quell’anno, una delle ragioni che spiegano l’affermazione di Spaventa. Intorno a questa rivista, prosecuzione della precedente esperienza del «Museo di letteratura e filosofia» (1841-1843), lavorano giovani e meno giovani intellettuali che lo stesso Spaventa ricorderà in una famosa pagina autobiografica. Tuttavia il 1843 è anche un anno importante per la storia della divulgazione di Kant a Napoli, ma anche in altre aree italiane.

Al 1843, infatti, risale la pubblicazione degli scritti di Ottavio Colecchi, raccolti sotto il titolo, vagamente evocativo, di Sopra alcune quistioni le più importanti della filosofia. Osservazioni critiche, stampato per i tipi di Aldo Manuzio a Napoli in tre volumi, sebbene l’ultimo si fermi a p. 160 per la sospensione imposta dalla censura. Una parte del volume mancante venne poi stampata in vari fascicoli de «Il Giambattista Vico» nel 1857, dieci anni dopo la scomparsa del filosofo.

Per chi volesse ragguagli sul contesto storico e il peso culturale di questo autore negli ambienti napoletani dell’epoca, in particolare il suo contrasto con Pasquale Galluppi, può leggere l’introduzione Colecchi e gli eclettici premessa da Fulvio Tessitore alla ristampa anastatica delle Quistioni realizzata per iniziativa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici nel 1980 e pubblicata dall’editore Procaccini.

La caratteristica essenziale di Colecchi è di puntare sui problemi (le quistioni) più che sulle correnti di pensiero, e soprattutto di vagliare criticamente i temi di cui tratta, non avendo formule (come usava all’epoca da noi) da proporre come chiave euristica o sistematica. A queste caratteristiche intellettuali univa la rara competenza di conoscere il tedesco bene (a differenza di Galluppi) e di essere stato a Königsberg per un periodo di tempo sulla via di ritorno dalla Russia dove tra il 1816 e il 1818 aveva insegnato matematica e filosofia.

La biografia di Colecchi è segnata dalla sua entrata nell’ordine domenicano (con il nome di Fra’ Tommaso), fino all’abolizione degli ordini ecclesiastici, senza mai perdere però le tendenze politiche aperte al rinnovamento e al liberalismo. Per queste sua tendenze fu sempre osservato speciale della polizia e più volte estromesso dall’insegnamento nelle scuole. Anche l’insegnamento privato, molto attivo nella Napoli del tempo, gli venne negato, costringendolo a una vita di clandestinità didattica che però gli valse l’affetto e la vicinanza di molti giovani. Tra cui i fratelli Spaventa che, alla sua morte, nonostante il divieto imposto dalla polizia di non diffondere la notizia, cercarono di ricordare il maestro in pubblico.

Colecchi è, pertanto, al tempo stesso una figura scientifica di notevole riguardo, per quanto ostacolato in vario modo (fu in ogni caso socio dell’Accademia Pontaniana e anche, nel periodo trascorso a Pietroburgo,  dell’Accademia imperiale delle scienze e della Società degli amici delle scienze, lettere e arti), ma soprattutto una figura di riferimento per coloro che dovevano affrontare le non facili, ma esaltanti, condizioni della Napoli prequarantottesca.

Il primo scritto di Colecchi, talmente complesso che non poté essere pubblicato integralmente, riguardava le forze vive, esattamente come il primo libro di Kant del 1746 (non figura nell’edizione delle Quistioni). Il rapporto con Kant si fa poi con il tempo sempre più intenso, come mostrano le stesse quistioni filosofiche sollevate nel corso della sua carriera, la quale lo porterà fino alle soglie dell’idealismo assoluto di Hegel, che ebbe modo di esaminare nell’ultimissima fase della sua vita.

Ma quali sono allora le quistioni di Colecchi, tanto importanti da dover essere raccolte in tre non esigui volumi e, forse, da segnare una nuova epoca nella cultura filosofica napoletana?

Soltanto per aiutare a capire di cosa si tratti, ci limitiamo, per ora, a fornire l’elenco dei temi affrontati nei tre volumi, cominciando dal primo:

una pagina delle “Quistioni”

  1. Se diasi una logica pura e una logica mista
  2. Se li giudizi necessari sieno solamente gli analitici
  3. Se quella che un moderno scrittore di logica appella “identità formale del raziocinio” sia valevole a convertire il raziocinio empirico in raziocinio misto
  4. Se i principi del raziocinio quando classifica, sieno diversi da quelli del raziocinio quando istruisce
  5. Se l’intuizione sia essenzialmente diversa dal raziocinio
  6. Se nell’invenzione eserciti maggior influenza l’analisi o la sintesi
  7. Se le idee che Vittorio Cousin appicca alle due voci di “analisi” e di “sintesi” sieno esatte, e si accordino col suo modo di filosofare
  8. Se la legge, che nelle formole analitiche scopre l’induzione matematica, abbia o no il carattere di necessità e di universalità
  9. Se l’argomento deduttivo dipenda dall’induttivo, e se quest’ultimo abbia leggi proprie che lo governano
  10. Se le idee soggettive non altro sieno che idee di rapporti
  11. Se l’idea di spazio puro si acquisti, come avvisa un moderno filosofo, per la via dell’esperienza, o meditando sui materiali che offre la sensazione
  12. Se l’idea di tempo possa dedursi, come avvisa un moderno filosofo, dal principio di causalità
  13. Se l’dea della cagione efficiente tragga la sua origine dall’esperienza, o meditando, come si esprime un moderno filosofo, sui sentimenti.

Questi tredici interrogativi sono seguiti nel secondo volume da una serie di Osservazioni che riguardano il pensiero umano in generale:

  1. Sulle leggi dell’intelligenza
  2. Sulle leggi della ragione
  3. Sulla legge morale
  4. La legge morale

Nel trattare la legge morale, Colecchi dialoga a lungo con Giambattista Vico e la considerazione dell’uomo dal punto di vista filosofico e dal punto di vista della legislazione.

Il terzo volume delle “Quistioni”

Il terzo volume, che si apre con una presentazione di Colecchi, Metodo di filosofare di Ottavio Colecchi, siglata C C, è interamente dedicato all’estetica: Osservazioni critiche su i razionali principi della moderna estetica e tratta di Kant, della Critica del Giudizio, trattenendovisi per circa 160 pagine. Nel momento in cui Colecchi annuncia la trattazione dell’estetica di Hegel (p. 158), il testo si interrompe per l’intervento della censura. Ma probabilmente anche questo gesto, l’ennesimo subito, non isola del tutto Colecchi, che rimarrà nella memoria dei giovani hegeliani:

Colgo però questa occasione per onorare la memoria d’un uomo, quanto grande, altrettanto poco noto tra noi, Ottavio Colecchi, il quale introdusse nel Reame di Napoli la filosofia kantiana, e fu primo in Italia a esporla interamente. E debbo qui aggiungere, per amore di verità, che la sua esposizione è di gran lunga superiore alle altre italiane e francesi del suo tempo, e che da lui fu acremente rimproverato il Cousin di avere mal compreso il pensiero kantiano in molti punti delle sue Lezioni sulla filosofia di Kant, specialmente nella teoria della coscienza. Ed egli negli ultimi anni di sua vita aveva cominciato a disaminare anche qualche punto della filosofia di Hegel, e l’aveva in pregio grandissimo, sebbene in altri suoi scritti anteriori avesse dichiarato efimero e insussistente tutto il movimento filosofico in Germania dopo Kant. Esempio raro in età così vecchia, il quale non prova che la potenza del vero (B. Spaventa, Quattro articoli sulla filosofia tedesca, Saonara, Il Prato, 2015, pp. 220-221).

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