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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Quanto era conosciuto Kant in Italia a livello divulgativo, va a dire oltre i confini delle discussioni fra specialisti? Una risposta a questa domanda deve innanzitutto tener conto delle diverse condizioni culturali dell’Ottocento, quando, anche se pochi potevano vantare una formazione culturale di alto livello, questa piccola schiera era però in grado di poter discutere aspetti più tecnici di quanto non sia in grado di fare la corrispondente classe odierna di persone di media cultura, che vive degli stessi specialismi esasperati che dominano la classe di intellettuali di livello scientifico. Andrà anche aggiunto che nell’Ottocento la cultura filosofica godeva ancora di un largo margine di interesse, che viveva spesso nei salotti molto più di quanto non viva attualmente.

Con ogni probabilità una delle prime trattazioni di carattere generale di Kant in Italia è quella che si deve alla Biografia universale antica e moderna, iniziativa enciclopedia assunta dall’editore Missiaglia di Venezia e che traduce, con aggiunte, la corrispondente opera francese Biographie universelle ancienne et moderne pubblicata a Parigi da Michaud.

Philipp_Albert_StapferNel volume trentesimo, apparso a Venezia nel 1826, si trova la voce Kant che il bernese Philipp Albert Stapfer (1766-1840) aveva firmato per il volume ventiduesimo della Biographie universelle (Paris 1818). Stapfer, che aveva studiato anche a Göttingen e aveva soggiornato a Londra e Parigi intrattenendo rapporti con Benjamin Constant, Alexander von Humboldt e Madame de Staël, aveva cercato di integrare la filosofia kantiana con la religione cristiana. Fu ministro della scienza e delle arti per nomina del direttorio durante la Repubblica elvetica, e ebbe un ruolo rilevante nella creazione del Cantone Argovia.

La voce che gli italiani poterono leggere si fonda essenzialmente sulle biografie kantiane storiche (Wasianski, Borowski e Jachmann) da cui vengono ripresi i motivi fondamentali: l’attaccamento alla madre, dalla quale il filosofo trasse il suo rigorismo, e altri noti aspetti della sua vita quotidiana. In merito alle teorie filosofiche, Stapfer si sofferma sulle fonti kantiane, Locke, Leibniz e soprattutto Hume, e insiste in modo particolare sulla dottrina della causalità, che è quella che risolve lo scetticismo del filosofo scozzese. In questo modo giunge alla rivoluzione copernicana che scalza le vecchie teorie metafisiche. Pone al centro della problematica kantiana le tre questioni sull’uomo (“cosa posso io sapere? cosa posso io sperare? cosa oso io sperare?” , p. 24) e accenna alla questione delle idee metafisiche come oggetto di acquisizione su un livello diverso da quello cognitivo.

Soltanto a questo punto, dopo aver profilato la figura di Kant e i lineamenti essenziali del suo sistema, Stapfer si appresta a esporre le opere del filosofo tedesco. Presenta in modo ordinato e sintetico la Critica della ragione pura e anche le opere pratiche, fino alla Religion innerhalb der Grenzen der bloßen Vernunft, sulla quale si diffonde per mettere meglio in luce il Kant morale, in accordo non tanto con la dottrina cristiana, quanto con la finalità morale di entrambe. Non a caso traduce il titolo dell’opera La Religion d’accord avec la raison (Biographie universelle, vol. XXII, p. 249), che in italiano viene confermato in La religione d’accordo con la ragione (Biografia universale, vol. XXX, p. 31). La riflessione di Stapfer in merito è la seguente:

Per tale modo Kant stabilisce l’armonia, e, per così dire, la identità perfetta della religione con la ragione, la necessità di una redenzione che riabiliti l’uomo, e di una comunità religiosa che presenti sulla terra una rappresentazione sempre più fedele della città di Dio (p. 31).

Stapfer poi si sofferma sulle aspettative di Kant rispetto alla vita futura, alla morte, accompagnando gli ultimi suoi giorni. Al termine di questo quadro presenta una bibliografia commentata delle opere che ha un certo interesse come materiale documentario, in quanto prende in considerazione anche scritti molto poco noto in Italia, come Il conflitto delle facoltà e gli scritti del periodo precritico.

A una descrizione fisica e psicologica del filosofo, seguono una serie di considerazioni finali sulla sua fortuna, sui difetti che gli sono stati addossati, sullo stile di cui difettava ampiamente, e sul successo goduto nonostante le molte critiche sollevate contro il suo sistema.

In generale questa voce può essere considerata un buon punto di partenza per una conoscenza di prima presa della filosofia critica, nonostante il tentativo di piegare la morale kantiana a esigenze religiose che non gli appartenevano. La voce è varia, segue un ritmo alterno e si presenta di gradevole lettura.

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