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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Nel 1842 l’economista e patriota Francesco Trinchera (Ostuni 1810-Napoli 1872) diede alle stampe la traduzione delle Lezioni sulla filosofia di Kant di Victor Cousin. Trinchera si aveva tradotto nello stesso periodo la Storia del diritto di Heinrich Ahrens e di lui è anche noto un Vocabolario della lingua italiana del 1861, che è data significativa per un’opera di questo genere.

L’edizione italiana del volume di Cousin è corredata da un paio note di Pasquale Galluppi, all’epoca il più rinomato interprete di Kant in Italia. Nella ricerca che in queste ultime settimane Kantiana sta compiendo sul significato particolare che assumono i primi anni Quaranta del secolo XIX nella nascita di una nuova direzione della filosofia italiana, questo volume riveste un ruolo non del tutto secondario.

Si tratta delle lezioni accademiche con cui Cousin completa la sua ricostruzione storica della filosofia morale, per cui Kant risulta essere collocato al vertice di un lungo processo che riguarda retrospettivamente la filosofia moderna, ma anche, in prospettiva, la nuova filosofia tedesca. Infatti:

Kant è il padre della filosofia alemanna: egli è l’autore o piuttosto lo stromento della più grande rivoluzione filosofica che abbia avuto luogo nell’Europa moderna dopo Descartes. Ora, ogni rivoluzione degna di questo nome è opera del tempo e non di un uomo solo. Il mondo cammina, ma nissuno lo fa camminare, come nissuno lo può fermare. Io scuopro due grandi antecedenti alla filosofia di Kant: lo spirito generale, il movimento universale dell’Europa, poi lo spirito particolare dell’Alemagna (p. 14)

Da artefice della filosofia tedesca, Cousin si affretta subito a declassare la paternità di Kant a puro e semplice strumento dello spirito del tempo. Ma il punto cruciale della citazione sta nella collocazione di Descartes, per il quale non sembra valere la stessa regola, dal momento che è posto a capo della prima rivoluzione di pensiero europeo.

Queste lezioni contengono una dichiarazione ancora più marcata dell’eclettismo di Cousin, il quale rivendica il fatto che «l’originalità della nostra filosofia consiste precisamente nel non ricercare alcuna originalità» (p. 7). C’è però il contemporaneo invito ad avvalersi dell’analisi psicologica, l’unica che può consentire di entrare in vivo contatto con la coscienza umana, superando il contrasto perenne fra i sistemi filosofici.

Interessante sottolineare la tempestività della traduzione rispetto all’originale francese (anch’esso del 1842); ciò mette chiaramente in evidenza la dipendenza molto marcata della storiografia italiana da quella francese. Sebbene qui si debba notare che le due note di Galluppi hanno come intenzione quella di dimostrare l’impossibilità dei giudizi sintetici a priori e dello spazio e del tempo come forme pure della sensibilità: nel primo caso Galluppi si fa guidare da Degérando e nel secondo da Leibniz.

La testimonianza di Cousin sembra convenire ai molti e disparati nemici in Italia della filosofia tedesca. Su questo punto Cousin è perentorio:

Noi siamo pel concerto e non per la divisione di tutte le forze europee nel conseguimento della verità; ma se piace metter del patriottismo, si comprenderà che la patria di Descartes per nulla si è abbassata d’innanzi a quella di Leibniz (p. 8).

Qui la Germania non è già più figlia, in filosofia, di Kant, ma di Leibniz. E la Francia domina lo scenario con il dominatore della filosofia moderna. Il dominio però non è soltanto storico, perché è la nuova filosofia francese a non essere assoggettata alla tedesca, ad aver saputo opporre allo spirito di sistema uno spirito diverso, e soprattutto un nuovo metodo:

Ciò che costituisce la nuova filosofia francese, è appunto il suo metodo, questo gran metodo di osservazione applicato all’anima umana, ossia il metodo psicologico, intraveduto da Socrate e da Descartes, e che invano Kant si ha proposto di seguire (p. 8)

Descartes è diretta emanazione di Socrate, e Kant non ha saputo percorrere la strada da loro indicata. Tutto l’esame della Critica della ragione pura che pertanto Cousin fa in queste lezioni è orientata a metterne in risalto le caratteristiche, le quali non possono danneggiare il percorso della nuova filosofia francese, la quale ha a sua disposizione una strada ben tracciata.

La differenza che intercorre tra la storiografia italiana e quella francese, è che quest’ultima – e non solo mediante Cousin – non ha alcun timore di confrontarsi con i testi di Kant, mentre i nostri critici si adattarono alle letture francese, quando non assunsero un netto atteggiamento di rifiuto totale anche della sola lettera di Kant, oltre che dello spirito.

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