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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Se alcuni non vollero mai guardare in faccia il «volto dell’idolo», vale a dire si rifiutarono di leggerne le opere di Kant, in Italia qualche informazione di carattere divulgativo riguardo alla sua biografia e agli scritti si fece strada. L’irradiazione di Kant in Italia, infatti, per quanto si sia scontrata sia con chi era legato alla tradizione sia con chi guardava già oltre il criticismo, segna anche questo momento essenziale per la vita culturale di un paese: l’illustrazione enciclopedica.

Nel 1847 esce a Venezia, presso Tasso, l’ottavo volume della Enciclopedia italiana e dizionario della conversazione. Per quanto gli editori la definiscano opera originale, è evidente il richiamo ad altri modelli stranieri.

Alle pagine 686-687 si trova una voce a KANT (Emmanuele) seguita dalla voce KANTISMO. Va detto che il nome di Kant ricorre spesso in questo ottavo volume, dove fra gli altri si parla anche di Hegel.

Nello stesso 1847 a Torino esce per Pomba il settimo volume della Nuova enciclopedia popolare, che all’epoca stava già vivendo una fase di riassetto della formula e della completezza delle voci, sui quali si era soffermata la critica severa di alcuni osservatori a proposito dei primi fascicoli apparsi nel 1841.

kantnep 1847
La Nuova enciclopedia popolare è la prima vera proposta di raccolta completa del sapere, basata esplicitamente su modelli di altre opere europee dello stesso genere, e corredato da un consistente materiale iconografico. Quest’ultimo aspetto è molto importante per un’iniziativa di questo genere, perché tavole, grafici e disegni consentono una presa diretta con l’oggetto su cui ci si documenta, alternando il contributo mnemonico che accompagna la descrizione, all’ausilio della memoria visiva che può incamerare più facilmente i contenuti descritti.

Questo può apparire forse alquanto banale, ma è di fondamentale importanza affinché un’enciclopedia possa funzionare e possa venire chiamata tale in senso stretto.

Nel caso di Kant, il ritratto di Kant si basa su un rifacimento di quello realizzato da Veit Hans Friedrich Schnorr von Carolsfeld nel 1789, in occasione della sua visita al filosofo e che sarà la base dell’incisione su rame realizzata da Johann Friedrich Baukant schnorr 1909se nel 1791. L’incisione è stata ritrovata nel 1910 nel Kupferstichkabinett di Dresda.

È da intendersi che la figura a corredo della Nuova enciclopedia popolare sia basata su un disegno già piuttosto distante dall’originale, sebbene alcuni segnali lasciano intendere una certa aderenza all’incisione, come per esempio le rughe intorno agli occhi, le quali però nella versione italiana risultano disarmoniche con altri tratti del volto. In sostanza, un ritratto che si avvicina al disegno, ma si allontana dalla fisionomia del filosofo: e va detto che per Theodor Gottlieb Hippel questo era il più fedele ritratto di Kant.

Così come con le opere e il pensiero di Kant, anche per quanto riguarda la sua immagine fisica, gli italiani ebbero per tempo notizie e informazioni, ma distorte; nutrirono interesse per il criticismo, ma quasi sempre saltandolo con una mossa da cavallo a scacchi.

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