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Giuseppe Landolfi Petrone

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Il sito è dedicato a esplorare la diffusione degli scritti di Kant in Italia nell'Ottocento, con particolare riferimento alle traduzioni.

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Vincenzo Mantovani è il primo traduttore della Critica della ragione pura, se si fa eccezione di Friedrich Gottlob Born che aveva tradotto le opere di Kant in latino (Opera ad philosophiam criticam, Lipsiae 1796-1798). Ma chi è stato questo ardito personaggio cui spetta un primato tanto più singolare, se si tiene conto della scarsa adesione dei filosofi italiani al criticismo?

 Il nome di Mantovani, se si esclude questa impresa, non è rimasto negli annali della storia della filosofia italiana, né tantomeno europea, e questo in ragione del fatto che egli fu un medico militare. Nato a Pavia nel 1773 da una coppia di commercianti, si votò alla carriera ecclesiastica in un primo tempo entrando in seminario e dedicandosi a studi classici. In questo contesto si legò a Piero Tamburini, l’abate giansenista che l’Imperatrice d’Austria aveva chiamato a insegnare Filosofia morale all’Università di Pavia nel 1779.

La carriera di Mantovani si decide quando, nel 1793, si reca a Vienna per completare gli studi e vi conosce Giovanni Alessandro Brambilla, il celebre medico che ha introdotto diverse innovazioni nel campo della didattica medica alla Joseph Akademie austriaca.

Nell’accademia viennese Mantovani, abbandonando i suoi precedenti interessi filosofici, studia medicina e chirurgia, che lo portano a entrare nell’esercito austriaco nel ruolo di medico militare con il grado di maggiore.

Con l’avvento della Repubblica, entra nell’esercito italiano e nel 1803 viene promosso a medico della guardia del presidente (1803) e poi del re (1806). Con la caduta della Repubblica, nel 1814 viene reintegrato nell’esercito come chirurgo primario, per poi venire messo a riposo nel nuovo scenario politico prodottosi con la restaurazione. Nel corso della sua carriera militare, che lo vide fra l’altro anche sul campo di battaglia di Austerlitz, ricevette diverse onorificenze, come la corona di ferro e venne fatto cavaliere.

Dopo il servizio prestato nell’esercito viene nominato medico a Codogno, dove intraprende lo studio dell’influenza con cui aveva quotidianamente a che fare e che era epidemica. Si occupa anche dell’epidemia della febbre petecchiale che interessò la provincia di Lodi e di Crema. Lo delle vaccinazioni gli fa ottenere la direzione come primario dell’ospedale di Monza.

Mantovani muore il 19 dicembre del 1832 a cinquantanove anni a causa di una grave infiammazione all’orecchio. Chi lo ha conosciuto, lo descrive come uomo forte, «robusto d’intelletto», operosissimo e studiosissimo, «fornito era di tenace memoria, piacevole e facondo nel conversare quantunque inchinato naturalmente alla serietà e alla melanconia».

Frequentò da giovane accademie letterarie pavesi, per le quali compose versi che sono andati perduti, e si può dire che, per quanto in modo tangenziale, gli interessi per le discipline classiche non persero il loro fascino ai suoi occhi, come dimostra la bibliografia degli scritti:

  1. Dell’apparecchio ed estensione permanente nelle fratture degli arti inferiori, 1809;
  2. Della sanità militare e del servizio rispettivo, 1804;
  3. Storia di un’epidemia petecchiale nella provincia Lodigiana, 1816;
  4. Saggio analitico della dottrina del controstimolo, 1816;
  5. Cenni sulle epidemie petecchiali (ed istanza della I. R. Delegazione di Lodi), 1817;
  6. Patologia e terapia delle infiammazioni. Lezioni e rendiconto clinico, Voll. 3, 1820;
  7. Trattato dei sensi in supplemento alla notonomia del Soemmering, 1822.

Mantovani ha tradotto le Memorie del medico Léveillé, e, sempre in ambito medico, L’abuso della china di Bernardino Ramazzini.

In ambito filosofico, oltre quella della Critica della ragione pura di Kant per la Collezione dei classici metafisici di Bizzoni, Mantovani diede la traduzione anche dell’autobiografia di Girolamo Cardano (1821).
Le notizie biografiche sono raccolte dal collega e amico Giambattista Chiappa (cfr. Archivio Biografico Italiano, 349-359).

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